
Nella definizione storicamente promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la salute non è mai stata considerata la semplice assenza di malattia, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Ciononostante, per decenni la dimensione sociale è rimasta la componente più trascurata delle politiche sanitarie e comunitarie. Con la pubblicazione del nuovo rapporto globale firmato dalla Commissione OMS sulla Connessione Sociale, intitolato “Dalla solitudine alla connessione sociale: Tracciando un percorso verso società più sane”, si compie un passaggio culturale e scientifico fondamentale: la connessione con gli altri viene riconosciuta ufficialmente come un determinante prioritario della salute pubblica.
I numeri di un’emergenza silenziosa
Il dossier dell’OMS spazza via il luogo comune che riduce la solitudine a una condizione individuale o a un problema legato esclusivamente alla terza età. I dati emersi tratteggiano i contorni di una vera e propria crisi di salute pubblica su scala globale:
- Diffusione capillare: Nel decennio 2014-2023, circa una persona su sei al mondo (il 16% della popolazione) ha sperimentato una solitudine cronica o profonda.
- Impatto sulla mortalità: La disconnessione sociale è causa diretta o indiretta di circa 871.000 decessi ogni anno, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ansia e depressione.
- Un problema giovanile: I tassi più elevati di solitudine non si riscontrano tra gli anziani, bensì tra adolescenti e giovani adulti, raggiungendo il 20,9% nella fascia d’età tra i 13 e i 17 anni e il 17,4% tra i 18 e i 29 anni.
- La vulnerabilità dei gruppi marginalizzati: Le persone che vivono in contesti di fragilità o stigma – come persone con disabilità, appartenenti alla comunità LGBTIQ+ e persone con background migratorio – presentano una probabilità significativamente più alta di soffrire di isolamento e solitudine.
Le distinzioni chiave: isolamento e solitudine
Uno dei primi contributi del dossier è fare chiarezza concettuale su due termini spesso sovrapposti, ma profondamente differenti:
- L’isolamento sociale è la condizione oggettiva di chi ha una rete ridotta di relazioni, ruoli o interazioni con gli altri.
- La solitudine è lo stato emotivo soggettivo e doloroso che deriva dalla discrepanza tra le relazioni che si desiderano e quelle che si vivono effettivamente.
- La connessione sociale è l’antidoto: la misura in cui le persone si collegano, si sostengono e interagiscono positivamente, generando un senso di appartenenza e significato che protegge la vita stessa.
Le finalità del dossier: dalle evidenze alle soluzioni
L’obiettivo dell’OMS non è limitarsi alla diagnosi del problema, ma tracciare una tabella di marcia decennale per la trasformazione sociale. Il rapporto propone una serie di strategie concrete e scalabili articolate su cinque direttrici prioritarie:
- Politiche pubbliche integrate: Promuovere interventi nazionali che coinvolgano tutti i settori della società, superando i confini del solo sistema sanitario per abbattere lo stigma legato alla solitudine.
- Infrastrutture comunitarie e spazi d’incontro: Valorizzare e progettare “spazi sociali” accessibili a tutti – come parchi, biblioteche, centri d’ascolto e trasporti pubblici – in grado di favorire l’incontro spontaneo e il supporto reciproco.
- Interventi relazionali e psicologici: Scalare le pratiche cliniche e comunitarie che sostengono la salute mentale e aiutano le persone a sviluppare competenze relazionali.
- Ricerca e misurazione: Definire indici di misurazione trasparenti della connessione sociale a livello nazionale e globale per monitorare i progressi nel tempo.
- Coinvolgimento e mobilitazione: Costruire un movimento culturale globale che rimetta al centro il valore dell’etica comunitaria e della solidarietà interpersonale.
Che cosa significa per il nostro territorio
Per una realtà come il Gruppo Abele di Verbania, quotidianamente impegnata attraverso le proprie attività e progetti nell’accoglienza, nel contrasto alle fragilità e nella ricostruzione dei legami di comunità, questo dossier non rappresenta solo un’analisi teorica, ma una potente conferma politica ed operativa della propria missione.
Per la comunità di Verbania e per chi opera nel terzo settore, il documento dell’OMS è un appello all’azione immediata. Conferma che contrastare l’emarginazione, creare luoghi di accoglienza per i giovani, offrire supporto ai migranti e tessere reti di vicinato non sono mere risposte all’emergenza, ma pratiche fondamentali di prevenzione sanitaria e promozione della salute collettiva.
Nessun individuo è un’isola: come ricordato nel dossier attraverso il principio dell’Ubuntu (“una persona è tale grazie alle altre persone”), la salute del singolo non può prescindere dalla salute delle sue relazioni. Ricucire i legami sfilacciati delle nostre città è il primo passo per costruire una società più giusta, produttiva e umana.
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