
Avere un tetto sopra la testa non significa soltanto disporre di uno spazio fisico, ma possedere la base necessaria per ricostruire la propria vita, trovare una stabilità lavorativa e integrarsi pienamente nella comunità. È questo il cuore dell’Housing Sociale di via Simonetta, il progetto del Gruppo Abele di Verbania ETS che unisce la disponibilità di un alloggio a un percorso strutturato di accompagnamento all’autonomia per persone vulnerabili e in situazione di fragilità.
A tracciare un quadro aggiornato sull’andamento della struttura è la presidente del Gruppo, Laura Badà, che offre uno spaccato concreto sia dei traguardi raggiunti dagli ospiti sia delle complesse sfide con cui ci si scontra quotidianamente sul nostro territorio.
Dalla prima accoglienza verso la piena autonomia
Attualmente la struttura ospita persone provenienti sia dall’area della migrazione – giunte al termine del percorso nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) – sia persone seguite dai servizi specialistici del territorio.
Per due degli ospiti dell’area migrazione, dopo un percorso di circa otto mesi, si sta già avviando la fase di sgancio e ricerca di un’abitazione indipendente: «Hanno un contratto di lavoro regolare, una situazione economica stabile e un’ottima integrazione nella rete sociale – spiega Laura Badà. I percorsi educativi e linguistici erano già stati completati con successo in precedenza e oggi queste persone hanno una piena capacità dialettica e relazionale. Stiamo accompagnandole in questa fase transitoria verso una sistemazione autonoma per lasciare spazio a chi ne ha più bisogno.»
Per gli altri residenti, l’obiettivo primario resta la stabilizzazione dell’occupazione, spesso legata a contratti stagionali. Con il supporto costante degli operatori del Gruppo Abele di Verbania, stanno cercando opportunità lavorative più continuative.
Il nodo casa nel Verbano-Cusio-Ossola: pregiudizi e scarsità di affitti
L’emancipazione definitiva dall’Housing Sociale deve però fare i conti con un ostacolo strutturale enorme: l’emergenza abitativa nel VCO. Trovare un appartamento in affitto a lungo termine è ormai un’impresa complessa per tutti, ma diventa quasi un muro insormontabile per chi ha un background migratorio o contratti di lavoro non ancora a tempo indeterminato.
«Quello che gli ospiti continuano a riportare – evidenzia la presidente – è la presenza di forti resistenze da parte del mercato privato quando si percepisce un accento straniero al telefono. Inoltre, la vera criticità è la mancanza fisica, sul nostro territorio, di alloggi in affitto a prezzi accessibili. Anche chi possiede una stabilità lavorativa fatica a trovare soluzioni sul mercato locativo.»
Per superare queste barriere, l’équipe del servizio sta anche esplorando canali alternativi, compresa la possibilità di affiancare alcuni utenti nell’accesso a mutui prima casa agevolati, sostenuti da istituti di credito aperti a storie di immigrazione che presentino stipendi ed entrate adeguate.
La convivenza come palestra di comunità e le prospettive future
L’esperienza dell’alloggio condiviso rappresenta anche un importante terreno di prova sul piano umano e relazionale. Convivere nello stesso alloggio tra quattro persone che non si conoscono, provenienti da percorsi di vita, contesti culturali o livelli di fragilità differenti, richiede equilibrio e capacità di ascolto.
«Dopo una prima fase di orientamento e reciproca conoscenza — conferma Badà — l’interazione e l’integrazione tra i ragazzi dell’area migrazione e gli ospiti inviati dai servizi specialistici sta funzionando molto bene. Gli spazi comuni sono vissuti con rispetto e spirito di collaborazione.»
La struttura di via Simonetta si conferma così una risorsa preziosa per Verbania e per la rete dei servizi locali, un ponte fondamentale tra la vulnerabilità e la piena cittadinanza.




